Pagine boreali: T. Singer di Dag Solstad

Quando tanti anni fa lavoravo in biblioteca ho conosciuto parecchie migliaia di utenti.
Quella che mi è rimasta più impressa nella memoria è la signora che cercava disperatamente una poesia ma non ne ricordava né il titolo né l’autore, solo un verso sparuto.
Ben poco come indizio, ma sufficiente quando si dispone dell’aiuto di dio-Google.

Era una poesia di Umberto Saba, e per fortuna avevamo a scaffale una raccolta che la conteneva.
Non vi dico la felicità della signora nel poterla rileggere, era commossa fino alle lacrime!
Quell’anno ho aiutato molti utenti, dispensando consigli o regalando un sogno.
Ma ciò non era sempre un bene, perché poi spesso gli utenti volevano essere serviti solo da me.
Un po’ quello che capita a Singer, personaggio del romanzo T. Singer, di Dag Solstad.

T. Singer

Singer è una figura peculiare: solitario, schivo, tradizionale, con un forte senso del dovere; si tiene lontano da qualsiasi tipo di coinvolgimento.
Non prova interesse né per la politica né per la storia, da giovane non sa cosa fare della sua vita mentre da adulto, con una posizione stabile e ogni dettaglio al suo posto, non ne trova alcun senso.
Spesso è come se osservasse la sua vita anziché viverla. Dedica un sacco di tempo a rimuginare, fare congetture, e perfino conversare con interlocutori immaginari.
È un personaggio complesso ed enigmatico, difficile da apprezzare e inquadrare, ma io l’ho trovato simpatico.
Impossibile non riconoscersi nel suo grande rispetto per i libri e non essere d’accordo con lui quando sostiene che “un buon libro fa bene al cuore”.

E voi avete letto questo libro? Se sì, cosa ne pensate?

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