Tre motivi per leggere “Il sentiero delle babbucce gialle”

Avevo già acquistato questo libro, ma non pensavo che l’avrei letto a breve. Poi però un evento mi ha fatto cambiare idea: la presentazione de Il sentiero delle babbucce gialle il 27 novembre scorso sulla pagina Facebook di LibridaAsporto.
È stato un enorme piacere ascoltare l’autore: la sua straordinaria forza comunicativa, l’emozione dirompente, le libraie sull’orlo delle lacrime sono qualcosa che ricorderò per sempre.

Il sentiero delle babbucce gialle

Il sentiero delle babbucce gialle di Kader Abdolah è un libro eccezionale, che mescola ricordi d’infanzia e autobiografia, eventi storici, con fiabe, leggende, miti e storie dell’antica Persia. Una strada che possiamo percorrere con fiducia e meraviglia, lasciatevi condurre.

1 – IL JINN

Il concetto del jinn è molto interessante. Dostoevskij lo chiamerebbe demone, forse. Qui in Spagna lo chiameremmo duende. Ripensando alle fiabe possiamo chiamarlo genio, come quello della lampada di Aladino.
Ma il jinn è dentro di noi, non è una forza esteriore come le horla di Maupassant. È il nostro doppio, la nostra ombra, la parte nascosta e selvaggia che a volte è necessario saper ascoltare per sapere qual è la strada da percorrere. Istinto, sesto senso? La migliore definizione la dà lo stesso Abdolah nel libro:

Il jinn è dentro di te. Ogni essere umano ne ha uno, uno spirito che abita nel suo corpo. Tu desideri una cosa e lui trasforma il tuo desiderio in realtà.
Tu cerchi una cosa e lui la trova per te.

2 – LE BABBUCCE

Un’usanza inconsueta, o forse perduta, per il mondo occidentale, quella di regalare a qualcuno un oggetto fatto con le proprie mani.
L’arte, la dedizione nel confezionare le babbucce nel libro è un elemento ricorrente, e sempre affascinante.
Molto bella soprattutto la storia del padre del protagonista, che ne fa uno strumento per avere il permesso di sposare la donna amata.

3 – LIBERTÀ DI ESPRESSIONE

A volte mi capita di leggere ridicole lamentele sui social network che di solito citano strani complotti e invocano il diritto di esprimere la propria opinione. Sarebbe bene però ricordare che i social network sono delle aziende che offrono dei servizi, e al momento della registrazione si acconsente a rispettare una serie di norme (spesso riconducibili al binomio buonsenso-educazione). Pertanto se si violano tali norme e si viene bannati, ad esempio, non ha senso appellarsi alla libertà di espressione.
Che è un’altra cosa, e ce lo ricorda Kader Abdolah nei suoi romanzi. Ha a che fare con regimi totalitari, dittature, eliminazione del dissenso, torture e assassinii, prigionieri politici, esilio…
Forse abbiamo perso il rispetto per la storia, se siamo arrivati a giustificare una forma di violenza, se pretendiamo dei diritti quando commettiamo un’infrazione.

COSA MI HA RICORDATO: La figura del jinn mi ha ricordato molto il daimon creato da Philip Pullman nella trilogia Queste oscure materie, che se vogliamo è una proiezione esteriore di una parte del sé.

E voi avete letto questo libro? Se sì, cosa ne pensate?


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