Tre motivi per leggere “La sciagura di chiamarsi Skrake” di Kjell Westö

La sciagura di chiamarsi Skrake di Kjell Westö è una saga familiare moderna: i suoi personaggi non sono degli eroi, bensí dei falliti, buoni a nulla, e con interessi poco comuni.

La sciagura di chiamarsi Skrake - Kjell Westö

Il libro è scritto in un modo affascinante, magistrale, e offre uno scorcio interessante della Finlandia del XX secolo, dalla questione etnica dei finnosvedesi alle lotte intestine tra Bianchi e Rossi.

1 – LE IMMAGINI PARLANTI

Così vengono chiamati i ricordi d’infanzia del protagonista, perché confusi, sfumati, labili.
A volte sono reali, altre sono solo impressioni. Altre ancora sono vicende raccontate dallo zio Leo.
E più il tempo passa più si fanno indistinti e si mescolano, inevitabilmente, con la poesia e la fantasia.

2 – L’IRREQUIETEZZA

Quello che accomuna gli Skrake è l’irrequietezza, la smania spasmodica di conseguire un obiettivo assurdo o una maledetta fissazione che li porta alla rovina. Sono dei falliti, ma non mancanza di capacità.
Viene chiamata in causa la sfortuna, ma c’è anche la mancanza di disciplina e l’ostinazione nel fare le cose nel modo sbagliato.

3 – LA DECADENZA

Grava su questo romanzo un senso inevitabile di perdita con la conseguente nostalgia, incarnato dal personaggio della nonna, che pur essendo di larghe vedute guarda alla modernità con diffidenza.
Il passato è molto doloroso, ma più autentico e genuino, sorretto da valori forti.
Ma forse erano altri tempi. Quale giovane oggi si porrebbe come obiettivo quello di battere il record mondiale di lancio del martello o darebbe tanta importanza alla pesca della prima trota della stagione?

CHI/COSA MI HA RICORDATO: Big fish di Tim Burton (ma il libro è di Daniel Wallace!). Come per Edward Bloom, la vita di Werner Skrake è circondata da un alone epico anche nei momenti peggiori. Kjell Westö ha costruito un gran personaggio.

E voi, avete letto il libro? Se sì, cosa ne pensate?

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